Docenti, merito, carriera, stipendi
L’emergenza educativa, da più parti denunciata nel nostro paese, non riguarda un solo attore o un singolo aspetto, ma la società civile nel suo complesso.
Tre sono gli ordini di criticità
principali: il modello scolastico, gli adulti e il sistema Paese.
Rispetto al modello scolastico, il primo
problema è relativo ai livelli di competenza degli studenti italiani, molto
bassi rispetto alle performance di altri Paesi, come
evidenziato dai recenti risultati dell’indagine PISA OCSE 2022 (1).
Nel mondo degli adulti l’anomalia
principale è relativa alla esistenza di una “incompetenza culturale” diffusa.
Infine, le criticità riguardano il
complesso del sistema Paese che sembra caratterizzato da una povera cultura del
merito come fattore chiave, per raggiungere risultati: si preferisce fare
ricorso alle conoscenze personali o affidarsi ad altre forze aleatorie.
Se siamo concordi nel definire il merito
come il riconoscimento sociale ed economico per l’insieme di azioni
intelligenti messe in atto al momento opportuno per la risoluzione di problemi
contingenti attraverso l’impegno del singolo, allora, l’aspetto nuovo
riscontrabile nel “riconoscimento delle capacità degli individui” presuppone la
competenza da parte dell’organizzazione che riconosce il merito di saperlo
valutare.
Parlare di merito significa parlare di valutazione e non si può parlare di valutazione degli apprendimenti senza parlare di valutazione dell’insegnamento.
Merito e meritocrazia
La parola meritocrazia riecheggia nei contesti più disparati ed è una necessità avvertita dalla maggior parte della popolazione, tuttavia, i comportamenti necessari al compimento, sono altra cosa.
Secondo Michael Young,
il merito può essere espresso come risultato della somma di
due fattori:
- · intelligenza, intesa come capacità intrinseca
dell’individuo di capire, interpretare e utilizzare le informazioni di cui
dispone;
- · sforzo, legato ai
comportamenti della persona, al suo impegno.
Con la parola meritocrazia si
intende l’avanzamento dei migliori sulla base delle loro capacità e dei loro
sforzi, senza riguardo alla condizione sociale o al sesso.
La nozione del merito in quanto tale
dovrebbe appartenere al sistema di valori di una società, dovrebbe quindi
impregnarne la cultura.
Se da un lato, si tratta di un concetto
più o meno universalmente condiviso e accettato, dall’altro, in molti casi si
riscontra una frattura tra l’importanza a esso attribuita e la sua applicazione
concreta.
Se impegno e talento potessero essere facilmente osservati, il principio meritocratico sarebbe facile da applicare alla componente dell’impegno, mentre si potrebbe aprire una ampia discussione sul come sia premiabile anche la dotazione di talento. Ma quando queste due componenti sono inestricabilmente mescolate, le scelte sociali diventano incerte. Per questa ragione la precondizione per l’introduzione di principi meritocratici che raccolgano un largo consenso è quella di estendere lo sforzo di misurazione dei risultati, cercando di identificarne le componenti costitutive. Solo per questa via gli individui saranno indotti ad accettare il passaggio dalle attuali politiche egualitarie sui risultati ad auspicabili politiche egualitarie nelle opportunità d’ingresso.
Valutazione degli insegnanti
La questione della valutazione degli
insegnanti è questione particolarmente complessa.
Sotto questo aspetto, manca un sistema
in grado di esaminare le performance dei docenti in termini
di capacità e qualità dell’insegnamento, alle quali ancorare la
loro retribuzione, che attualmente è uniformemente stabilita all’interno del
contratto nazionale.
Secondo alcune indagini condotte in
Italia, tra i docenti, è diffuso un sostanziale pessimismo circa la professione
svolta: il 75% dei professori di scuola superiore ritiene che il prestigio
sociale del loro ruolo sia diminuito negli ultimi dieci anni; il 48% pensa che
si ridurrà nei prossimi dieci anni.
Questa diffidenza è alimentata
soprattutto dal fatto che gli insegnanti svolgono il loro ruolo sulla base di
titoli culturali (quasi sempre una laurea) e professionali (un concorso o
quanto meno un’abilitazione) nazionalmente accreditati. Viene cioè dato in
qualche modo per scontato che, sul terreno qualitativo, essi
abbiano i requisiti per svolgere il loro compito. Da qui l’affermarsi nel corso
degli anni di un appiattimento egualitaristico sul terreno retributivo.
Per valutare il personale scolastico
occorrono procedure di verifica trasparenti e ponderate, per fare
emergere, con il massimo di oggettività possibile, il livello di impegno, di
competenza disciplinare e di capacità didattica.
Lungo questa via, si dovrà necessariamente attribuire un peso equilibrato agli elementi qualitativi della professionalità, anche se essi sono senza dubbio più ardui da valutare rispetto a quelli quantitativi.
Autonomia
Il dispiegarsi pieno e concreto
dell’autonomia scolastica costituisce la condizione essenziale per attivare
compiute metodologie valutative sul personale.
Con l’autonomia, infatti, le scuole possono
sempre più rendere conto dei risultati ottenuti e, perciò, possono anche essere
messe in grado di gestire le dinamiche che li determinano.
Alla singola scuola dovrà essere
affidata la responsabilità di amministrare e gestire tutte le risorse, quelle
finanziarie e quelle umane: in particolare il potere di scegliersi (e quindi di
valutare) il personale più adatto.
La valutazione degli insegnanti e in genere del personale scolastico condotta a livello della singola scuola valorizza l’autonomia e consente di evitare i rischi sottesi alla sola valutazione esterna non in grado, sovente, di cogliere a pieno la complessità delle prestazioni professionali di dirigenti e docenti relative ad un determinato contesto.
Le competenze e la professionalità
Lo spessore culturale e umano, la
competenza disciplinare, la sensibilità didattica, la capacità di valutare gli
studenti, la disponibilità nei confronti degli allievi, la collaborazione alla
vita collegiale della scuola, le relazioni con le famiglie, il coinvolgimento
nella comunità locale rappresentano il bagaglio di competenze che ogni
insegnante dovrebbe documentare nel proprio portfolio e contraddistinguono
un profilo professionale indubbiamente alto, ma altrettanto
difficilmente misurabile.
E’ necessario per questo definire
degli standard che possano identificare l’insieme delle
condizioni che rendano possibile la misurazione dei livelli della professione
in ingresso, in carriera, di eccellenza. E’ necessario definire criteri
per la valutazione dello svolgimento della professione che
declinino indicatori per le dimensioni epistemologiche,
didattiche, comunicative, relazionali, progettuali, valutative.
La valutazione del lavoro dei docenti deve essere finalizzata non solo all’incentivazione economica (bonus di merito), la quale, non deve essere oggetto di contrattazione, ma strumento di gestione, sia pure con le opportune forme di trasparenza, ma anche ad una progressione di carriera che preveda una valutazione interna ed esterna svolta da figure di valutatori appositamente formati (la figura del valutatore potrebbe essere uno dei nuovi profili di carriera).
La carriera
Si deve istituire, per legge, una
carriera professionale dei docenti, che preveda almeno tre livelli
adeguatamente differenziati sotto l’aspetto retributivo. Dall’uno all’altro si
procede attraverso una selezione comparativa, basata sui crediti
formativi e sulla valutazione dei risultati (portfolio degli insegnanti).
L’esperienza di una leardeship diffusa (vedi funzione obiettivo/strumentale) basata su percorsi di formazione omogenei non tendenti alla specializzazione che ha ormai esaurito il suo iter deve essere superata attraverso modalità di formazione e retribuzione non episodiche ma legate alla progressione di carriera e ad una retribuzione economica stabile e non una tantum.
Oltre lo stipendio altre forme di incentivazione: una formazione di
qualità.
L’applicazione di principi tendenti al
merito necessita di una revisione radicale delle modalità concernenti la formazione in
servizio, la quale per diventare continua non deve
essere condizionata dalle emergenze culturali che di volta in volta si
prospettano all’interno del sistema scolastico ma deve essere “preventiva”:
- Progetti e percorsi formativi
strutturati per contesti di alta professionalizzazione, per i quali
siano definiti a livello centrale (Scuola di Alta Formazione dell’Istruzione –
S.A.F.I.) standard organizzativi, funzionali e metodologici che fissino delle soglie di qualità da rispettare da parte
dei soggetti che offrono formazione, ai quali percorsi i docenti possano
accedere in base al loro personale progetto di carriera professionale.
Stage residenziali, anni sabbatici potrebbero essere
forme di incentivazione da concedere a coloro i quali si impegnano nella
progressione di carriera per voler giungere ai massimi livelli.
- Modalità di formazione obbligatoria per i docenti di ogni ordine di scuola su quelle tematiche che si riscontrano nel corso del tempo, attraverso le modalità di valutazione esterna del sistema formativo, carenti, urgenti e da approfondire.
Un codice deontologico
Un organo di autogoverno potrebbe definire
o far rispettare gli standard o le norme della professione attraverso la
formulazione di un codice deontologico per impedire che
persone non qualificate e non abilitate esercitino la professione con possibile
danno per l’immagine della categoria. Un codice deontologico della professione
docente, specificamente disegnato per la funzione, sul quale fondare un nuovo
codice disciplinare, che non riguardi più unicamente mancanze di tipo
amministrativo, ma responsabilità connesse con la natura professionale del
compito.
Una strada raccomandabile sembra allora
quella di costituire anche nel nostro paese un organo di autogoverno
della docenza. Il riconoscimento della docenza quale vera e propria
professione è stata una delle raccomandazioni dell’UNESCO sullo status degli
insegnanti. Questo cammino è stato intrapreso da molti paesi anglosassoni con
l’istituzione dei General Teaching Councils che, nella
composizione, non sono totalmente autoreferenziali.
I General Teaching Councils (GTC) rappresentano il pilastro del
modello anglosassone di regolamentazione della professione docente, nato
proprio in linea con le raccomandazioni ILO/UNESCO del 1966 che
equiparano l'insegnamento ad altre professioni protette (come la medicina o la
legge). Questi organismi agiscono come ordini professionali indipendenti,
responsabili di garantire la qualità dell'insegnamento e tutelare l'interesse
pubblico. La caratteristica fondamentale dei GTC è che non sono composti
solo da insegnanti. Per evitare corporativismi e garantire che la scuola
risponda ai bisogni reali della società, la loro governance è mista. Al loro
interno siedono:
·
Docenti eletti dalla
categoria.
·
Rappresentanti dei genitori e delle associazioni studentesche.
·
Esponenti delle università (responsabili della formazione iniziale dei
professori).
·
Rappresentanti del mondo del lavoro, delle autorità locali e membri laici nominati dal
governo per rappresentare la società civile.
A differenza del sistema italiano
(dove lo Stato gestisce direttamente reclutamento, sanzioni e formazione), nei
paesi anglosassoni il GTC ha poteri autonomi enormi:
·
Tenuta dell'Albo (Registration): per insegnare in una scuola pubblica è obbligatorio
essere iscritti al Consiglio. Se non si è iscritti, non si può esercitare la
professione.
·
Standard Professionali: il Consiglio stabilisce autonomamente le competenze minime richieste per
diventare insegnante e per mantenere l'abilitazione nel corso della carriera.
·
Codice Deontologico e Disciplina: il GTC emana un codice di condotta etica e
professionale. Se un docente commette gravi mancanze didattiche o
comportamentali, viene giudicato da un tribunale interno al Consiglio, che ha
il potere di radiarlo dall'albo, impedendogli di insegnare in tutto il
Paese.
Questo modello dimostra che il
riconoscimento della docenza come "professione alta" passa per un
patto di fiducia con la società: gli insegnanti accettano di essere giudicati
da un organo terzo (non autoreferenziale) in
cambio di una reale autonomia culturale e di un elevato prestigio sociale.
Gli
stipendi anglosassoni
Gli stipendi dei docenti in Scozia, Irlanda e Inghilterra variano in base alla nazione, agli anni di servizio e alla responsabilità scolastica, ma sono mediamente molto più alti rispetto a quelli italiani. Le tre nazioni applicano tabelle salariali distinte (pay scales), aggiornate regolarmente tramite accordi sindacali e ministeriali. Ecco la panoramica dettagliata delle retribuzioni lorde per l'anno scolastico in corso (2025/2026):
Scozia
La Scozia ha un sistema unificato
che non fa distinzione di stipendio tra scuola primaria e secondaria. Prevede
un anno di tirocinio garantito (probation) prima di entrare nella fascia
ordinaria.
·
Docenti in anno di prova (Probationer): circa £36.159 (€ 41.897) all'anno.
- · Fascia base (Main Grade): parte da £43.383 (€ 50.263) per i neo-immessi in ruolo e arriva
fino a £54.453 (€
63.092) con
l'anzianità.
- · Ruoli di coordinamento (Principal Teachers): tra £59.367 e £76.617(€ 88.762).
- · Dirigenti (Headteachers): fino a un massimo di £124.365 (€144,080) nelle scuole più grandi.
Repubblica
d'Irlanda
In Irlanda i
docenti sono pagati in Euro. Il sistema riconosce scatti automatici annuali
legati agli anni di servizio (Spine Points). Lo stipendio dei docenti della
scuola secondaria (post-primary) è leggermente superiore rispetto alla
primaria.
- ·
Fascia di partenza (Punto 1 della scala): circa €45.379 (scuola primaria) e €46.948
(scuola secondaria).
- · Fascia massima di anzianità: i docenti con molti anni di servizio raggiungono i €83.576 (primaria) e i €85.411 (secondaria).
Inghilterra
In Inghilterra lo stipendio base
varia molto a seconda della posizione geografica. Per compensare l'alto
costo della vita, l'area di Londra prevede indennità aggiuntive consistenti rispetto
al resto del Paese.
|
Area Geografica |
Stipendio d'Ingresso (M1) |
Massimo Fascia Base (M6) |
Fascia Alta di Merito (U1-U3) |
|
Resto
d'Inghilterra |
£32.916 |
£45.352 |
£47.472 –
£51.048 |
|
Periferia
di Londra (Fringe) |
£34.398 |
£46.839 |
£48.913 –
£52.490 |
|
Londra
Esterna (Outer
London) |
£37.870 |
£50.474 |
Oltre £54.000 |
|
Londra
Centro (Inner
London) |
£40.317 |
£52.300 |
Oltre £58.000 |
In Inghilterra, i docenti che assumono responsabilità extra (es. coordinamento di una materia o bisogni speciali) ricevono bonus annuali (TLR) compresi tra £3.500 e £17.200 in più sullo stipendio base.
1. I risultati dell'indagine OCSE PISA
2026 non sono ancora disponibili. I dati più recenti sono quelli del 2022 (l'indagine è triennale e il ciclo
2025 è stato pubblicato da poco, mentre il 2026 non è un anno di rilevazione).
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